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09/09/10

Arles Reconcontres

Si conclude il 19 settembre il ciclo di mostre ad Arles dedicate alla fotografia.
Tantissimi luoghi ed eventi in giro per la città dove gustare chicche su carta stampata! Quest'anno ho avuto la fortuna di essere proprio in Provenza e non ho saputo resistere alle due mostre che mi sembravano imperdibili:

La prima, parte del ciclo Promenade Argentique dal titolo "Polaroid en Péril!". Un percorso di mezzo secolo sulle orme dei grandi che usarono questa fantastica macchina fotografica che rischia di sparire per colpa del digitale. Per chi sa il francese: Polaoid en Péril!

La seconda (che ho amato), faceva parte del ciclo Promenade Rock e già il luogo presagiva cose belle. La mostra era infatti ospitata dentro ad una grande fabbrica dismessa. Poche le persone sparpagliate nell'immenso tragitto per arrivarci, atmosfera surreale, grosse bobine di cavi simil cotone colorato. Appena entrata mi sono alienata in una saletta minuscola sulle note di "I'm a clichè", canzone degli X-Ray Spex, una band punk rock degli anni settanta. Poi in questo mood particolare sono entrata nella sala espositiva: Andy Warhol con il seguito della factory: Nico, The Velvet Underground, Edie Sedgwick; Patti Smith fotografata da Mapplethorpe, The Clash, I Sex Pistols...Insomma l'immaginario iconografico dell'estetica punk-rock. Un'emozione vera.
Per saperne di più, sempre se conoscete il francese I'm a cliché


Bat









27/08/10

Solo ragazzi



E' da parecchio tempo che penso a cosa scriverò in questo post. La lettura di "Just Kids" di Patti Smith è stata a dir poco toccante. Non mi sono mai interessata particolarmente alle vite dei cantanti apprezzando la maggior parte delle volte solo i loro successi conclamati. Grosso errore.
Questo libro ha cambiato il mio modo di guardare al rock e alla fotografia di un Robert Mapplethorpe che ho scoperto essere un'anima sola con Patti.
Ricordo ancora nel 2007 la prima volta che vidi una personale dell'artista. Ero al Guggenheim di New York, 1071 5th Avenue, ho ancora qualche foto da parte. Ricordo i gigli (come dimenticarli) e i corpi spudoratamente nudi dei ragazzi immortalati. Ora che so cosa racchiudeva quella città per l'artista e la sua prima musa, sono dispiaciuta di non aver conosciuto i dettagli intimi che possiedo ora. Sarei andata al Chelsea Hotel a vedere se ne restava un relitto, un hotel di lusso o una catena di abbigliamento. Avrei provato a cercare il panino con le alici che amava tanto la cantante o cantato a squarciagola "Horses" a Central Park indossando un amuleto indiano, foulard e sandali beatnik.